Curiosità

Quello riportato di seguito è uno scritto a firma di Ferdinando Delor de Ferrabouc degli inizi del 1900. Ancor oggi risulta essere di strettissima attualità. Lo ritengo un interessante ed informativo documento per gli amanti del Gordon "da lavoro".

Ringrazio Lucia Delor de Ferrabouc per avermi concesso di conoscere e pubblicare questo documento storico
Ferdinando Delor de Ferrabouc

-1838 1913-

Cinofilo , cacciatore, giudice di Field Trials ed Esposizioni, fondatore del Kennel Club Italiano, è una delle maggiori figure della cinofilia nel nostro paese.

Direttore e fondatore di riviste specializzate quali la Rivista Cinegetica, organo ufficiale del Kennel Club Italiano, Caccia e Tiri, collaborò con lo pseudonimo di Max ad altre testate quali Diana e Il Cacciatore Italiano e scrisse alcuni trattati la cui validità è ancora oggi riconosciuta: ricordiamo fra gli altri "I cani da ferma", il famosissimo "Il Vademecum dell'Ammaestratore" giunto ad una quinta riedizione nel 1914, "Il romanzo di un cane".

Estimatore delle razze italiane, a lui si deve la prima stesura dello standard del Bracco Italiano e dello Spinone.

I suoi bracchi, spinoni, pointers e setter furono i protagonisti delle rassegne cinofile  a cavallo tra l'ottocento ed il novecento, dando una indelebile impronta all'allevamento di queste razze.


 

Il setter nero focato

Non avete idea del dispetto che provo nel dover chiamare col nome generico di "nero focato" questi simpatici animali, che ho imparato a conoscere ed ad amare sotto il nome di " Gordon".

Mi sembrano i discendenti di una nobile stirpe resisi indegni di portare il nome degli avi illustri.

Eppure se vi fu un cane che primeggiasse in Inghilterra, nella prima metà del secolo scorso, questo fu certamente il Gordon, per la incontestata bravura, le belle forme ed il seducente colere del manto: ma purtroppo, " tout passe, tout lasse, tout casse" a questo mondo, e la stella dei Gordon è tramontata.
Tramontata, per colpa degli stessi suoi ammiratori che, sospinti dalla evoluzione che andavano subendo, in causa delle trials, le razze canine, vollero costringerlo per mantenere a qualunque costo il primato, a fornire un lavoro in stridente contrasto con la sua indole e con le sue forme. Essi vollero violentare la natura, ma la natura non si violenta mai impunemente.

Nelle trials si richiede - confesso umilmente di non comprenderne il perché - una andatura vertiginosa, da treno lampo; andatura che il Gordon, per sua stessa struttura, non poteva assolutamente fornire. Si pensò di alleggerirlo, sia infondendo nella razza del sangue irlandese, sia selezionando nel senso della velocità; e quella selezione ad oltranza, unita ad altri incroci inconsulti, uccise il Gordon per dare vita al nero focato cane insulso, degenerato, privo delle doti peculiari dei suoi antenati: un cane " né carne né pesce", né field trialer né cane da caccia: cane esile, privo di fibra e di ossatura. Ne appare ancore qualcuno nei rings, che, per uno sforzo di atavismo, ha conservata la suprema eleganza dell'antico tipo e colpisce l'osservatore superficiale, ma non resiste a lungo ad un esame severo e dettagliato; le sue deficienze si palesano facilmente all'occhio esperto.

Ne potrei citare parecchi, anche qui da noi, coperti di allori effimeri facilmente conquistati……..in mancanza di meglio.

Allorquando i Laveracks fecero la loro prima apparizione nelle esposizioni inglesi, i Gordons erano all'apogeo del favore ed avevano sinceri e convinti ammiratori, non solo nel pubblico ma pure fra i più distinti e stimati cinofili di quel tempo quali Stonehenge - Walsh, editore del Field - e Idstone - Rev. Thomas Pearce - che ne sostennero ad oltranza le parti contro la nuova moda invadente.

Persino Llewellin fu, nei primordi, fervente adoratore dei Gordons; ma avendoli presentati ai primi fields, nel 1870 circa, essi furono naturalmente battuti ed egli appassionatosi per la grande andatura, andò cercando di surrogarli con altre razze: Dopo parecchi tentativi infruttuosi, sia con razze

pure che con incroci, ottenne finalmente la sua varietà ormai celebre nel mondo intero, mediante l'incrocio dell'antico Gordon colla razza pura, selezionata, del suo amico e predecessore Laverack.

Dare una descrizione esatta del setter nero fuocato, come è oggidì, è - credo- opera impossibile e superiore ad ogni modo alle mie forze. Come descrivere infatti un tipo che non è fissato? Lo sprazzo di una lampada che si spegne?

Preferisco invece dirvi del Gordon quale era e quale ritornerà forse un giorno se i suoi ammiratori sapranno liberarsi dalle false massime imposte dalle trials e darsi a tutt'uomo alla ricostituzione di una razza buona, supremamente bella e, soprattutto, di uso pratico superiore forse alle sue congeneri.

L'allevatore inglese è così gelosamente testardo che devono certamente esistere ancora, in vari remoti angoli della Scozia, più di un rappresentante dell'antica razza pura, coi quali non dovrebbe essere difficile di ricostituirla.

Speriamo dunque, e lasciando a parte per ora il nero fuocato, ritorniamo al Gordon: è il più robusto ed il più solidamente costruito dei setters; gli si rimprovera persino la forma troppo massiccia; ma quelle forme massicce, però, fuse in un insieme di perfetta armonia, formano un complesso piacevole ed elegante, quantunque refrattario naturalmente alle grandi andature tanto di moda al giorno d'oggi.

La sua andatura, però, sino alla innovazione delle trials, era stata giudicata sempre più che sufficiente per il servizio di caccia a cui il cane da penna viene adibito, e nel disimpegno del quale aveva pochi rivali.

Il petto ne è profondo, i reni forti e robusti, appiombi perfetti, piede raccolto, coda piuttosto corta e portata con distinzione; testa massiccia e larga, con l'osso occipitale ben marcato; muso lungo e quadrato, orecchio attaccato all'ingiù e graziosamente cadente. Pelo diritto, di media lunghezza sul corpo, più ricco dietro le gambe ed alle natiche, leggermente ondulato sulle orecchie, di color nero corvino, meno che al petto, alla parte inferiore delle quattro gambe, sotto la coda ed alle natiche, in cui sarà di giallo fuoco molto carico. Dettaglio caratteristico: una macchietta rotonda, della grandezza di un "ventino" e dello stesso colore giallo fuoco, posta al di sopra dell'occhio, completerà quella livrea così elegante e simpatica.

Il bianco, sia sul petto che in altre parti del corpo, non implica punto di squalifica, giacché tutti i cani di Sua Grazia il Duca Alessandro Gordon erano di manto nero, bianco e fuoco.

Per quanto se ne possa dire, il vero Gordon di pura razza non ha nulla da invidiare ai suoi congeneri setters per potenza d'olfatto, e fu sempre, sul terreno di caccia, ausiliare tale che difficilmente si potrà rimpiazzarlo.

La sua andatura non fu mai vertiginosa, no di certo; e non saprei davvero muovergliene rimprovero, ma incrociava regolarmente la sua cerca, al galoppo moderato, più che sufficiente in campagna, la testa alta, puntando generalmente da lungi in stile perfettamente corretto e, mercé il suo aiuto, non si uccidevano di certo minor numero di grouses che al giorno d'oggi.

Le classi dei Gordons o nero-fuocati, sono da qualche anno a questa parte assai miseramente rappresentate nelle esposizioni, come d'altronde alla maggior parte delle esposizioni estere, se devo credere ai resoconti che leggo sempre assiduamente.

Da noi, dopo la scomparsa di Mayor di Sant'Uberto, non ricordo nessun di questi cani meritevole, non dico di lode ma solo di menzione: qualche bastardo, prodotto discreto del caso o di un persistente atavismo; qualche cane elegante, dalla silhouette seducente, con scarsa consistenza di struttura, senza tipicità e….nulla più.

Rivivrà l'antico tipo di Gordon Castle, o siamo condannati in eterno al… nero fuocato?

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